Lo Yoga è una filosofia di vita. La sua efficacia è in relazione alla capacità di creare lo stato di calma della mente per liberarla e acquietarla. I movimenti, che nascono dall'interno, sono morbidi, fluidi e arrotondati e il respiro è sottile e continuo. Lo yoga giova alla salute del corpo e al conseguimento della longevità, ma implica prima ancora un perfezionamento interiore dello spirito. Anche se viviamo per molti anni, la nostra anima può rimanere sofferente e in balia delle forze esteriori, per periodi più o meno lunghi della nostra vita. La longevità, è ben evidente, non può bastare a soddisfare l'anelito primario dell’anima (la nostra natura originaria), che è quello di ri-conoscere se stessa come pura coscienza, al di là delle identificazioni con emozioni, pensieri, credenze, sensazioni fisiche, memorie, ecc., e di poter liberamente esprimere se stessa attraverso le proprie qualità essenziali. Il termine Yoga possiede in sanscrito una vasta gamma di significati. Esso deriva dalla radice yuj, che vuol dire «congiungere, unire». Cosa si unisce dunque nello Yoga? Il primo passo consiste nel ritrovare la perduta armonia e unione fra i diversi piani di cui siamo composti, fisico, mentale e spirituale. Nel senso più alto, poi, secondo la filosofia tradizionale, l'anima individuale o jîvâtman, viene ricondotta al suo originario stato di congiungimento con l'anima universale e divina o paramâtman. Se l'uomo percorre la strada dello Yoga, è dunque destinato a non sentirsi più una cellula separata dal corpo o un'isola nell'oceano, ritrovando invece il senso di appartenenza ad una più vasta entità. Lo Yoga non è soltanto un seppur meraviglioso e complesso sistema filosofico ma è anche e soprattutto una scienza, le cui verità si basano sulle esperienze, sugli esperimenti e sulle tecniche tramandate da una serie ininterrotta di mistici, santi e saggi.
La nascita dello Yoga
Si narra che un giorno un pesce, nuotando nelle tranquille acque dell'oceano Indiano si trovò a passare nei pressi di una caverna, dove rimase affascinato da una voce melodiosa. Essa apparteneva al dio Siva che in quel momento era intento ad illustrare alla sua amata sposa Parvati le magiche posizioni asana da lui stesso create e riservate esclusivamente agli dei. Il pesce, ascoltando questi insegnamenti, subì una radicale metamorfosi che lo trasformò in uomo. Da allora, Matsyendra, che in sanscrito significa «pesce fatto uomo» o anche «signore dei pesci», tramandò in gran segreto le tecniche apprese dal dio ai suoi discepoli, divenendo così il primo yogin. La leggenda sembra suggerire che le origini dello Yoga si perdano nella notte dei tempi: è infatti molto difficile risalire ad una data precisa in cui questa disciplina ha iniziato a diffondersi. Il racconto illustra anche le fondamentali trasformazioni che l'uomo può attivamente produrre su di sé grazie alle tecniche dello Yoga. Grazie alla pratica può giungere a realizzare appieno le proprie potenzialità umane (solo allora, da pesce diventerà uomo).
Lo Yoga si basa sulla tradizionale arte dell'ascolto. Un ascolto senza scelta, in cui le posizioni non nascono da un atteggiamento volitivo e nello sforzo, ma da un'azione naturale e creativa che spontaneamente permette una ri-distribuzione delle energie sotterranee fino a condurre tutto il sistema psicofisico ad una nuova totale funzionalità.
In questo approccio, l'attenzione viene posta soprattutto sul dispiegamento che avviene all'interno del campo energetico e sulla sensazione che si manifesta nel presente. Essa diventa veicolo capace di polarizzare integralmente l'attenzione che, con una pratica costante, si stabilizza in maniera sempre maggiore, sino a mostrarsi in quanto capacità di penetrazione-percezione incredibile, prima sconosciuta. Questo occhio-attento ci permette di attraversare con stupore crescente i vari livelli di «corporeità» energetica, finché il corpo viene percepito come un campo di luminose energie integrate. Tale esperienza del corpo è un reale fattore di equilibrio e di salute psicofisica. La nuova prospettiva raggiunta ci invita a porci in un ascolto ancora più profondo, che permette un dispiegamento-soluzione graduale della forma. In questo senso i vari corpi si aprono a livelli di espansione sempre maggiori, sino a rivelarsi vuoti e senza una loro realtà effettiva. L'ascolto si ritrova solo, isolato e illimitato, in quanto coscienza che coincide con quella Natura Essenziale, che è prima e dentro di ogni forma. Shiva che ascolta se stesso. Tale disponibilità all'ascolto che non conosce ostacoli, non è raggiungibile accumulando o ricercando qualche obbiettivo, ma piuttosto ponendosi in una prospettiva di non tensione, di non ricerca, di non sforzo, aperta ad accogliere in sè ogni cosa. Questa totale disponibilità è una messa a riposo di tutto il sistema psicoenergetico, che ri-orchestrandosi premette ogni possibile sviluppo di crescita interiore. Le scissioni ed individuazioni vengono ad integrarsi e questa possibilità di amorevole apertura diventa posizione capace di porci in una relazione profonda con la vita, con gli eventi e le cose tutte.